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domenica 17 gennaio 2010

Tutta la felicità della vita

«Il male? Il male?» rispose Pierre. «Noi tutti sappiamo cosa è male per noi.»
«Sì, noi lo sappiamo; ma quel male che conosco tale per me, io non lo posso stabilire in un altro uomo» - ripeté il principe Andrea, animandosi sempre più e desiderando evidentemente di manifestare a Pierre la sua nuova maniera di vedere le cose. Egli parlava in francese. «Je ne connais, dans la vie, que deux maux bien réels: c’est le remords et la malarie. Il n’est de bien que l’absence de ces maux.* Vivere per sé, evitando soltanto questi due mali: ecco la mia saggezza di adesso.»
«E l'amore del prossimo, e l’abnegazione di sé? » cominciò a dire Pierre. «No, io non posso consentire con voi! Limitarsi a vivere in modo da non commettere il male, per non avere a pentirsi, è ben poca cosa. Io vivevo così, vivevo per me e ho sciupato la mia vita. E soltanto ora, quando vivo, o almeno mi sforzo» Pierre si corresse per modestia «di vivere per gli altri, soltanto ora ho compreso tutta la felicità della vita. No, non sono d'accordo con voi, ma anche voi non pensate quello che dite.»

*Io non conosco nella vita che due veri mali: il rimorso e la malattia. E il bene non è che l'assenza di questi mali.

(Lev Tolstoj, Guerra e pace)

venerdì 13 novembre 2009

Matrimonio e famiglia

“Le discussioni e i ragionamenti sui diritti della donna, sui rapporti fra i coniugi, sulla loro libertà e sui loro diritti, benché non si chiamassero ancora, come si chiamano ora, problemi, esistevano in quel tempo come ai nostri giorni; ma quei problemi non interessavano Natascia, che nemmeno li capiva.
Questi problemi, in quel tempo come ora, esistevano soltanto per quelle persone che nel matrimonio vedono solamente il reciproco piacere dei coniugi, e cioè, solamente un aspetto del matrimonio e non il suo vero essere, che si manifesta nella famiglia.
Questi ragionamenti e i problemi odierni, simili al problema, in qual modo ricavare il più gran piacere da un pranzo, allora come adesso, non esistono per le persone per le quali lo scopo d’un pranzo è il nutrimento, e lo scopo del matrimonio è la famiglia.
Se lo scopo del pranzo è il nutrimento del corpo, colui che mangerà di colpo due pranzi ne avrà, forse, maggior piacere, ma non conseguirà lo scopo, perché lo stomaco non digerisce due pranzi.
Se lo scopo del matrimonio è la famiglia, l’uomo che vorrà avere molte mogli, la donna che vorrà avere molti mariti, forse, ne trarranno molto piacere, ma in nessun caso potranno avere una famiglia.
Tutta la questione, se lo scopo del pranzo sia il nutrimento e lo scopo del matrimonio - la famiglia, si risolve solamente col non mangiare più di quanto lo stomaco può digerire, e nel non avere più mogli e più mariti di quanto è necessario per una famiglia, e cioè, una ed uno. Natascia aveva desiderato un marito, e l’aveva avuto. E il marito le aveva dato una famiglia. E di un altro marito migliore non solo essa non vedeva la necessità, ma poiché tutte le sue forze spirituali erano rivolte allo scopo di servire a quel marito e alla famiglia, non poteva immaginarsi e non vedeva nessun interesse nell’immaginare che cosa sarebbe accaduto in circostanze diverse.”
(Lev Tolstoj, Guerra e pace)

martedì 10 novembre 2009

La follia dell'amore

“La follia di Pierre consisteva in questo: che egli non aspettava, come prima, di avere qualche ragione personale, quelle ragioni che egli chiamava meriti degli uomini, per amarli; ma l’amore colmava il suo cuore, ed egli amando gli uomini senza un motivo, trovava indubitabili ragioni, per le quali era in obbligo di amarli.”

(Lev Tolstoj, Guerra e pace)

giovedì 5 novembre 2009

"Tutto ciò con cui la vita lo faceva incontrare"

“Amava parlare e parlava bene, ornando il suo discorso con vezzeggiativi e proverbi che, così pareva a Pierre, egli stesso inventava; ma la principale attrattiva dei suoi racconti consisteva in questo: che nel suo linguaggio i più semplici avvenimenti, qualche volta quegli stessi a cui Pierre assisteva, senza notarli, acquistavano un carattere di solenne bellezza. Amava ascoltare le favole che un soldato raccontava durante le sere (sempre le medesime); ma più di tutto amava ascoltare dei racconti sulla vita vera. Sorrideva di gioia, ascoltandoli, intercalava delle parole e faceva delle domande che tendevano a chiarire nella sua mente la bellezza di quanto udiva. Non aveva affezioni, amicizia, amore, nel senso che Pierre dava a queste parole; ma viveva con amore e amava tutto ciò con cui la vita lo faceva incontrare, soprattutto l’uomo, - non un qualsiasi uomo determinato, ma quegli uomini che aveva davanti agli occhi.”

(Lev Tolstoj, Guerra e pace)

lunedì 2 novembre 2009

Bellezza che 'affiora' dall'interno

"Come ad un tratto, quando si accende la luce all'interno, appare con una bellezza inattesa e sorprendente, sulle pareti di una lanterna dipinta e arabescata, quel lavoro complicato, artistico e fine, che pareva prima grossolano, oscuro e privo di senso, così di colpo si era mutato il volto della principessina Maria. Per la prima volta tutto quel lavorío interno, puro, spirituale, di cui aveva vissuto fino allora, affiorava. Tutto quel lavorío interno, quel malcontento di sé, le sue sofferenze, la sua aspirazione verso il bene, la sua rassegnazione, l'amore, il sacrificio di se stessa, tutto questo splendeva ora in quegli occhi luminosi, nel fine sorriso, in ogni tratto del suo volto delicato."

(Lev Tolstoj, Guerra e pace)