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sabato 1 maggio 2010

S.Giuseppe lavoratore

“Lavorava a modo suo: con cura e precisione, senza fretta.
Ma ancor prima di ampliare la casetta aveva fatto il secchio per attingere l’acqua dal pozzo. Aveva messo in quel lavoro tutta la sua abilità. [...] Non risparmiò la fatica. Metteva sempre il cuore nella sua attività, questa volta tuttavia il lavoro del secchio divenne un autentico canto d’amore.”
(Jan Dobraczyński, L’ombra del Padre)

“Cleofa lo guardò con attenzione.
- Sei un magnifico artigiano, - disse -, ma penso che saresti più adatto a fare il cantore. Certuni prima lavorano, poi cantano, poi pregano. Ma per te il lavoro stesso è canto e preghiera...”
(Jan Dobraczyński, idem)

lunedì 28 dicembre 2009

Un bambino che è Dio...



“Il Natale di Gesù è soffuso di ammirevole semplicità: il Signore viene senza risonanza, sconosciuto a tutti. Qui in terra, soltanto Maria e Giuseppe partecipano a questa avventura divina. Poi i pastori, ai quali gli angeli recano l’annunzio. E, più tardi, quei saggi dell’Oriente. E’ così che ha compimento l’evento trascendente che unisce il cielo alla terra, Dio all’uomo.
E’ mai possibile tanta insensibilità di cuore al punto di abituarsi a queste scene? Dio viene nell’umiltà perché ci sia possibile avvicinarlo, perché ci sia possibile corrispondere al suo amore con il nostro amore, perché la nostra libertà si arrenda non più soltanto alla manifestazione della sua potenza, ma anche allo splendore della sua umiltà.
Ineffabile grandezza di un bambino che è Dio! Suo Padre è il Dio che ha fatto i cieli e la terra, eppure Egli è lì, in una mangiatoia, quia non erat eis locus in diversorio, perché non c’era altro posto sulla terra per il Signore di tutto il creato.”
(Josemaría Escrivá, E’ Gesù che passa)