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martedì 21 giugno 2011

If I never knew you

“Se tu non ci fossi
se non fossi qui con me
non avrei capito mai
quanto preziosa sia
questa vita insieme a te
non avrei pensato mai
che è nascosto dentro te
ciò che mancava a me
e se al mondo va così
regnan le bugie
guardo nei tuoi occhi e c'è
verità
sincerità
ed io ti devo molto
mi hai insegnato a vivere
a capire
che l'amore sei tu.

Se tu non ci fossi
a dar luce agli occhi miei
io davvero non vedrei
che buio intorno a me
anch'io ti devo molto
mi hai insegnato a vivere
a capire
che l'amore sei tu.

Sognavo un grande amore libero
che illuminasse il mondo intero
non conoscevo l'odio e quanto può far male
ma perché ci nascondiamo per volare
se nemmeno l'odio ci potrà fermare.

Se tu non ci fossi
e sarà quel che sarà
se non fossi accanto a me
ma comunque vada io
non avrei saputo mai
sarò sempre accanto a te
la vita che cos'è
finché vivrò

Sognavo un grande amore libero
tanto da illuminare il cielo
sognavo un grande amore libero
che illuminasse il mondo intero
e nemmeno l'odio mai lo fermerà.

Se tu non ci fossi
questo grande amore
non avrei capito mai
questa vita mia
quanto immenso sia
questo mondo
se non fossi qui
tu.”

(Massimo Di Cataldo & Manù, Se tu non ci fossi,
dal film d'animazione Pocahontas)

venerdì 11 giugno 2010

Pensieri di un adolescente

“Fumo. Ah, dimmi che sbaglio mondo, forse ne ho bisogno… ma mi piace giocare con quei piccoli fili di poesia, che sembrano congiungere il mio corpo con il resto del mondo, sembrano darmi un piccolo, insignificante momento di zen, di pace coi sensi. Momento che finisce in pochi secondi, come tutte le più belle cose. Ma mi fa male, la voce è sempre più rauca, non voglio diventare il Liga dei poveri. Ok, deciso, smetterò. Come smetterò di prendere 5 in mate, la prossima verifica sarà diversa. Com’è facile iniziare, com’ è difficile finire… Anche Chester dei Linkin Park (Dio, se li amo, ti danno una carica…) prometteva: “I given up!”; chissà se poi sarà riuscito nel suo intento…
Chissà… sbaglio quotidianamente il congiuntivo e metto ogni due per tre i famosi “periodi ipotetici” che ci insegnano a scuola; penso ce ne sia bisogno in questo mondo pieno di false certezze. Un mondo in cui sei qualcuno se imiti lo stile del boss di turno, in cui tutto diventa più bello se Knut mangia la sua pappa o se Carla Bruni (come dice anche Cristicchi) appare sui nostri schermi.
Datemi qualcosa per vivere, datemi qualcosa in cui credere veramente. Senza sbattermi in faccia esempi o frasi vuote, di quelle ne ho fin troppe e se per caso io voglia trovarne altre mi faccio un giro su Google e ne trovo di altre, perfette anche per spacciarle come mie.
Mi sveglio ogni mattina, sfido lo specchio come sempre, tanto vince lui, ricordandomi che non sono neanche lontanamente il più bello del reame, mi lavo i denti, non sono capace di usare il filo interdentale, le gengive diventano paonazze. Sangue. Mi devo rilavare i denti.
Non voglio fare colazione, ho mangiato troppo ieri, tra Mc e la cena coi nonni; niente da fare, mi devo sorbire la mia aranciata e il mio toast, mettermi le lenti a contatto (naturalmente sbagliando e mettendo ciascuna nell’occhio sbagliato) e uscire e prepararmi alla battaglia interurbana sul bus. So già cosa troverò: facce scure su libri che sembrano rimproverare i loro possessori di non averli sfogliati ore o addirittura giorni prima, nei casi più disperati si può parlare anche di mesi. Sì, troverò anche molte ascelle…è bello essere alti a volte. So di sicuro quello che non troverò: un posto per sedermi.
Finalmente esco davanti alla scuola. Dalla padella alla brace?
Passa il tempo, lento, veloce, giocoso, noioso, strano. E rieccomi davanti al computer a farmi gli affari degli altri su Face. Ma perché lo faccio? Sinceramente, oltre a parlare con gli amici, cosa faccio?
Basta. Vado a dormire. Prego lassù tra le tante cose che il mio sonno sia pieno di sogni. Perché almeno possa sognare ad occhi chiusi.
Non è vero che noi giovani non abbiamo speranze, ne abbiamo da vendere a iosa, di obbiettivi non così tanti, ma anche quelli fanno presenza. Ma se siamo in un mondo in cui tutti ti stendono il tappeto rosso per poi dirti “Sono costernato, ma non posso farla entrare”, smontando tutto quello che tu avevi costruito con poche parole, smentendo tutto ciò che loro ti avevano detto dietro ai pixel della TV. E’ vero non siamo tutti santi, tutte povere pecorelle smarrite, ma non vedo pastori pronti a riportarci sulle spalle facendo festa con gli altri per averci ritrovati. Siamo ribelli tanto quanto ogni uomo che ricerca sé stesso. Siamo amorfi tanto quanto un uomo che non ha una vera ragione di vita. Sono stanco di vedermi davanti così tanti bivi, di sentirmi dire che ho tante qualità da sfruttare per poi rischiare di scegliere quella più conveniente, non la più allettante per me e buttare la mia vita in un fiume scemante di rimpianti.
Voglio dare qualcosa a questo mondo, voglio poter urlare con gli altri le mie capacità, poter aiutare altri a fare lo stesso. Se c’è bisogno di sudare, di cadere per poi rialzarsi, di rischiare, di vedermi passare davanti altri, di perdere qualcosa anche d’importante sono pronto. Chi mi ama mi seguirà, spero.
O dovrò perdere anche dei “seguaci”? Spero di no, maledetto mondo.
Dài che domani è sabato.”

(The Actor, Riflettere per crescere - Aspirazioni o illusioni?)

venerdì 28 maggio 2010

“Come un canto, come l’arte più grande...”

“Chiusi la porta e guardai la busta. Veniva dall’ufficio del Rebbe.
Mi avvicinai alla scrivania, aprii la busta e ne tolsi la lettera. Era scritta a mano. La calligrafia - yiddish e ebraico in inchiostro nero, un po’ tremolante ma chiara e marcata - attraversava in pendenza il foglio color crema della carta da lettera personale del Rebbe. In alto a destra, la data in ebraico e l’indicazione della lettura settimanale della Torah. E poi il corpo della lettera:

Al mio caro Asher Lev i miei saluti e la mia benedizione:
Tuo padre, possa egli vivere a lungo in salute, ti porterà questa lettera con l’aiuto di Hashem, sia benedetto.
Tu e la tua famiglia occupate molto spesso la mia mente e il mio cuore. Mi vedo davanti agli occhi il tuo volto pallido e stanco e so che cosa sopporta un artista dentro di sé per quanto il suo comportamento sia allegro e alta la sua risata. E tu, caro Asher, sopporti non solo i tormenti della tua arte ma anche il peso delle tue responsabilità verso i ladover. Ti abbiamo ferito, eppure sei legato a noi. «Dovesse anche uccidermi, avrò fede il Lui».
Tutti i saggi sanno che esistono mondi e sfere infinite, e su ogni sfera diecimila creature celesti, esseri senza fine, senza numero, tutti emanati dall’unico atto di creazione. La bocca non può esprimerlo, la mente non può afferrarlo. E tra gli stessi esseri celesti vi sono gradi e categorie senza fine, sempre più alti - e tutti posseggono la saggezza, e tutti riconoscono il loro Creatore. Ma il nostro piccolo mondo, il nostro mondo che soffre, così vicino alla più bassa delle sfere e con la sua mescolanza di bene e male a causa del peccato di Adamo ed Eva - come può il nostro mondo continuare a esistere? Che cosa crea l’armonia tra il mondo superiore e quello inferiore? Questo, mio Asher, è forse l’enigma più difficile.
Asher Lev, i maestri ci dicono che questa armonia è la creazione speciale di individui che si impegnano in certe azioni per amore di quelle stesse azioni. Tali azioni si levano come un canto, come l’arte più grande, a tutte le sfere. E quando gli esseri celesti odono questo canto, accettano gioiosamente il giogo del Regno dei Cieli, ed esclamano all’unisono: Santo! Santo! Santo! - e vi è pace in tutto il creato, pace in tutto Israele, e inizia la fine dell’esilio.
Asher Lev, in nome di mio padre e del padre di mio padre prima di lui, in nome dei santi Rebbe che parlano e agiscono mio tramite ti do la mia benedizione perché tu abbia saggezza e forza.
Possa la redenzione finale giungere presto alle genti di Israele e a tutto il mondo. Amen.

La sua firma.
Rimango seduto nel silenzio della stanzetta, con la luce fioca e l’aria stagnante, e rileggo la lettera. Che cosa crea l’armonia tra il mondo superiore e quello inferiore? ... azioni per amore di quelle stesse azioni ... si levano come un canto, come l’arte più grande...”

(Chaim Potok, Il dono di Asher Lev)

lunedì 24 maggio 2010

Un varco tra le nubi

“Nel pieno della bufera si dimentica che esiste il sole e si teme che le tenebre domineranno il mondo ma il sole continua a splendere sopra le nubi nere e prima o poi i suoi raggi si aprono un varco per riportare la luce e la vita.”
(Valerio Manfredi, Lo scudo di Talos)

venerdì 21 maggio 2010

La fortuna di avere amici veri

“[...]
ma tu sei al mio fianco
il mondo intorno a me è confuso
ma con la fede tua ritroverò la mia.
[...]
Siamo tu ed io nella notte
è questione di fortuna se
la vita ha dato a me
un caro amico come te.”

(Sting & David Hartley, Un caro amico come te - Soundtrack Italiano
,
dal film d'animazione Le follie dell'imperatore)

mercoledì 10 marzo 2010

Arte

“«Volete dire che un disegno così», estrassi un gessetto arancione dalla scatola che avevo comprato in cartoleria e, con gesti rapidi, disegnai sulla lavagna una rappresentazione infantile di un ariete: zampe sottili e goffe, corpo e testa sproporzionati, corna asimmetriche, «è meno vero e meno reale di un disegno così?». In un’unica linea ininterrotta, disegnai i contorni realistici di un ariete, poi con il gessetto ombreggiai il ventre dando l’illusione della tridimensionalità.
Le scolarette proruppero all’unisono in un «sì».
«E che cosa ne dite di quest’altro ariete». Disegnai un’astrazione lineare dell’ariete, senza ombreggiatura, sottolineando i contorni delle cosce posteriori per enfatizzare la forza e abbellendo la maestosa, alta spirale delle corna. «Quale ariete è più vero?».
Silenzio. Vidi i loro giovani occhi spalancati passare da un disegno all’altro - quello infantile, quello realistico, quello astratto - e vidi anche il sorrisino sul volto di Rocheleh.
«Non sono tre modi diversi di vedere lo stesso oggetto?», dissi. [...]
«[...] L’arte nasce quando una persona che sa disegnare passa da questo», indicai il secondo disegno, «a questo». Indicai il terzo. «Quando si interpreta, quando si guarda il mondo con i propri occhi. C’è arte quando l’oggetto che viene visto si mescola all’interiorità della persona che lo vede. [...]»”

(Chaim Potok, Il dono di Asher Lev)

domenica 7 marzo 2010

Vedere come Dio (2)

Continua dal post Vedere come Dio..

“Tacque per un istante, poi proseguì. «Una volta dissi queste cose a Jacob Kahn, sia benedetta la sua memoria. Sì, queste stesse parole. E lui disse che anche un artista deve vedere il mondo integro, deve in qualche modo imparare a vedere durante i battiti delle palpebre, deve vedere sin dove nessuno riesce a vedere, deve vedere le connessioni, le commessure, nel mondo. Anche se le connessioni sono orribili e malvagie, l’artista deve imparare a vederle e registrarle. Dissi a Jacob Kahn che anche un Rebbe deve vedere le connessioni, e se un Rebbe vede veramente, se è in grado, attraverso la bontà e la misericordia del Padrone dell’Universo, di vedere come lo stesso Padrone dell’Universo vede, allora vedrà che tutto è buono. [...]»”

(Chaim Potok, Il dono di Asher Lev)

giovedì 4 marzo 2010

Vedere come Dio

“«Mio padre, sia benedetta la sua memoria, una volta mi disse a proposito del versetto della Genesi: “Ed egli vide tutto ciò che aveva fatto e vide che era buono” - mio padre una volta disse che il vedere di Dio non è il vedere dell’uomo. L’uomo vede solo tra i battiti delle palpebre. Non sa come è il mondo durante i battiti. Vede il mondo a pezzi, a frammenti. Ma il Padrone dell’Universo vede il mondo intero, integro. Quel mondo è buono. Noi vediamo in modo frammentario, Asher Lev. Possiamo riuscire a vedere come Dio? E’ possibile?».”

(Chaim Potok, Il dono di Asher Lev)

lunedì 4 gennaio 2010

Fine del mondo?

“Quello che il bruco chiama la fine del mondo, il maestro la chiama farfalla.”


giovedì 24 dicembre 2009

Holy night



“Il cielo non appartiene alla geografia dello spazio, ma alla geografia del cuore. E il cuore di Dio, nella Notte santa, si è chinato giù fin nella stalla: l'umiltà di Dio è il cielo. E se andiamo incontro a questa umiltà, allora tocchiamo il cielo. Allora diventa nuova anche la terra. Con l'umiltà dei pastori mettiamoci in cammino, in questa Notte santa, verso il Bimbo nella stalla! Tocchiamo l'umiltà di Dio, il cuore di Dio! Allora la sua gioia toccherà noi e renderà più luminoso il mondo.”

(Benedetto XVI, Omelia nella Notte di Natale 2006)

BUON NATALE!!

lunedì 23 novembre 2009

Meraviglioso

“E’ vero / credetemi è accaduto / di notte su di un ponte / guardando l’acqua scura / con la dannata voglia / di fare un tuffo giù.
D’un tratto / qualcuno alle mie spalle / forse un angelo / vestito da passante / mi portò via dicendomi / così:
Meraviglioso,
ma come non ti accorgi / di quanto il mondo sia / meraviglioso.
Meraviglioso,
perfino il tuo dolore / potrà apparire poi / meraviglioso.
Ma guarda intorno a te / che doni ti hanno fatto: / ti hanno inventato il mare!
Tu dici non ho niente / Ti sembra niente il sole!
La vita / l’amore.
Meraviglioso [...]
La luce di un mattino / l’abbraccio di un amico / il viso di un bambino.
Meraviglioso / meraviglioso… [...]”

(Negramaro, Meraviglioso)

Meraviglioso...