lunedì 29 marzo 2010
sabato 27 marzo 2010
I confini dell'anima
“I confini dell'anima, vai e non li trovi, anche a percorrere tutte le vie: così profondo è il discorso (logos) che essa comporta...”
(Eraclito, DK 22 B 45)
Così profonda!
Confini all'anima
vai e non trovi.
martedì 23 marzo 2010
L'acqua del fiume è sempre diversa
“[...] Eraclito dice: «Mai ti bagnerai nello stesso fiume»; perché il fiume è quello, però in realtà il fiume è acqua che scorre per cui l’acqua è sempre diversa. Questa consapevolezza di questo movimento, questo cambiamento costante... alla fine uno deve fare quello che si può fare e nelle condizioni in cui si presentano. Io insisto molto, anche con i giocatori, con gli allenatori: le cose sono come sono e non come noi vorremmo che fossero; sono così e noi dobbiamo agire su quella realtà.”
mercoledì 10 marzo 2010
Arte
“«Volete dire che un disegno così», estrassi un gessetto arancione dalla scatola che avevo comprato in cartoleria e, con gesti rapidi, disegnai sulla lavagna una rappresentazione infantile di un ariete: zampe sottili e goffe, corpo e testa sproporzionati, corna asimmetriche, «è meno vero e meno reale di un disegno così?». In un’unica linea ininterrotta, disegnai i contorni realistici di un ariete, poi con il gessetto ombreggiai il ventre dando l’illusione della tridimensionalità.
Le scolarette proruppero all’unisono in un «sì».
«E che cosa ne dite di quest’altro ariete». Disegnai un’astrazione lineare dell’ariete, senza ombreggiatura, sottolineando i contorni delle cosce posteriori per enfatizzare la forza e abbellendo la maestosa, alta spirale delle corna. «Quale ariete è più vero?».
Silenzio. Vidi i loro giovani occhi spalancati passare da un disegno all’altro - quello infantile, quello realistico, quello astratto - e vidi anche il sorrisino sul volto di Rocheleh.
«Non sono tre modi diversi di vedere lo stesso oggetto?», dissi. [...]
«[...] L’arte nasce quando una persona che sa disegnare passa da questo», indicai il secondo disegno, «a questo». Indicai il terzo. «Quando si interpreta, quando si guarda il mondo con i propri occhi. C’è arte quando l’oggetto che viene visto si mescola all’interiorità della persona che lo vede. [...]»”
Le scolarette proruppero all’unisono in un «sì».
«E che cosa ne dite di quest’altro ariete». Disegnai un’astrazione lineare dell’ariete, senza ombreggiatura, sottolineando i contorni delle cosce posteriori per enfatizzare la forza e abbellendo la maestosa, alta spirale delle corna. «Quale ariete è più vero?».
Silenzio. Vidi i loro giovani occhi spalancati passare da un disegno all’altro - quello infantile, quello realistico, quello astratto - e vidi anche il sorrisino sul volto di Rocheleh.
«Non sono tre modi diversi di vedere lo stesso oggetto?», dissi. [...]
«[...] L’arte nasce quando una persona che sa disegnare passa da questo», indicai il secondo disegno, «a questo». Indicai il terzo. «Quando si interpreta, quando si guarda il mondo con i propri occhi. C’è arte quando l’oggetto che viene visto si mescola all’interiorità della persona che lo vede. [...]»”
(Chaim Potok, Il dono di Asher Lev)
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lunedì 8 marzo 2010
Omnia in bonum
« “You gave Adam his choice,” Satan scoffed. “And what a choice he made! He chose me. Ever since the fruit was plucked from the tree in the Garden, I’ve held Your children captive. They fell. Fast. Hard. They are mine. You have failed. Heh-heh-heh.”
“You speak so confidently,” replied the Father, astounding me with His patience.
Lucifer stepped forward, his cloak dragging behind him. “Of course! I thwart everything You do! You soften hearts, I harden them. You teach truth, I shadow it. You offer joy, I steal it.”
He pivoted and paraded around the room, boasting of his deeds. “The betrayal of Joseph by his brothers – I did that. Moses banished to the desert after killing the Egyptian – I did that. David watching Bathsheba bathe – that was me. You must admit, my work has been crafty.”
“Crafty? Perhaps. But effective? No. I know what you will do even before you do it. I used the betrayal of Joseph to deliver My people from famine. Your banishment of Moses became his wilderness training. And yes, David did commit adultery with Bathsheba – but he repented of his sin! And thousands have been inspired by his example and found what he found – unending grace. Your deceptions have only served as platforms for My mercy. [...] When will you learn? Your feeble attempts to disturb My work only enable My work.
EVERY ACT YOU HAVE INTENDED FOR EVIL, I HAVE USED FOR GOOD.” »
“You speak so confidently,” replied the Father, astounding me with His patience.
Lucifer stepped forward, his cloak dragging behind him. “Of course! I thwart everything You do! You soften hearts, I harden them. You teach truth, I shadow it. You offer joy, I steal it.”
He pivoted and paraded around the room, boasting of his deeds. “The betrayal of Joseph by his brothers – I did that. Moses banished to the desert after killing the Egyptian – I did that. David watching Bathsheba bathe – that was me. You must admit, my work has been crafty.”
“Crafty? Perhaps. But effective? No. I know what you will do even before you do it. I used the betrayal of Joseph to deliver My people from famine. Your banishment of Moses became his wilderness training. And yes, David did commit adultery with Bathsheba – but he repented of his sin! And thousands have been inspired by his example and found what he found – unending grace. Your deceptions have only served as platforms for My mercy. [...] When will you learn? Your feeble attempts to disturb My work only enable My work.
EVERY ACT YOU HAVE INTENDED FOR EVIL, I HAVE USED FOR GOOD.” »
(Max Lucado, An Angel’s story – The first Christmas from Heaven’s view)
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domenica 7 marzo 2010
Vedere come Dio (2)
Continua dal post Vedere come Dio..
“Tacque per un istante, poi proseguì. «Una volta dissi queste cose a Jacob Kahn, sia benedetta la sua memoria. Sì, queste stesse parole. E lui disse che anche un artista deve vedere il mondo integro, deve in qualche modo imparare a vedere durante i battiti delle palpebre, deve vedere sin dove nessuno riesce a vedere, deve vedere le connessioni, le commessure, nel mondo. Anche se le connessioni sono orribili e malvagie, l’artista deve imparare a vederle e registrarle. Dissi a Jacob Kahn che anche un Rebbe deve vedere le connessioni, e se un Rebbe vede veramente, se è in grado, attraverso la bontà e la misericordia del Padrone dell’Universo, di vedere come lo stesso Padrone dell’Universo vede, allora vedrà che tutto è buono. [...]»”
(Chaim Potok, Il dono di Asher Lev)
“Tacque per un istante, poi proseguì. «Una volta dissi queste cose a Jacob Kahn, sia benedetta la sua memoria. Sì, queste stesse parole. E lui disse che anche un artista deve vedere il mondo integro, deve in qualche modo imparare a vedere durante i battiti delle palpebre, deve vedere sin dove nessuno riesce a vedere, deve vedere le connessioni, le commessure, nel mondo. Anche se le connessioni sono orribili e malvagie, l’artista deve imparare a vederle e registrarle. Dissi a Jacob Kahn che anche un Rebbe deve vedere le connessioni, e se un Rebbe vede veramente, se è in grado, attraverso la bontà e la misericordia del Padrone dell’Universo, di vedere come lo stesso Padrone dell’Universo vede, allora vedrà che tutto è buono. [...]»”
(Chaim Potok, Il dono di Asher Lev)
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venerdì 5 marzo 2010
giovedì 4 marzo 2010
Vedere come Dio
“«Mio padre, sia benedetta la sua memoria, una volta mi disse a proposito del versetto della Genesi: “Ed egli vide tutto ciò che aveva fatto e vide che era buono” - mio padre una volta disse che il vedere di Dio non è il vedere dell’uomo. L’uomo vede solo tra i battiti delle palpebre. Non sa come è il mondo durante i battiti. Vede il mondo a pezzi, a frammenti. Ma il Padrone dell’Universo vede il mondo intero, integro. Quel mondo è buono. Noi vediamo in modo frammentario, Asher Lev. Possiamo riuscire a vedere come Dio? E’ possibile?».”
(Chaim Potok, Il dono di Asher Lev)
martedì 2 marzo 2010
Qui e adesso in ogni istante
“Non credo alle analisi che coinvolgono intere generazioni. Ognuno di noi può, in ogni momento, per paura, per debolezza, venir meno di fronte a se stesso e agli altri. Non è accettabile, dunque, un discorso fatto per generazioni, sempre troppo comodo per tutti, apportatore di irresponsabilità quanto la consuetudine di attribuire alla società ogni male individuale. La responsabilità non è delle masse ma dei singoli uomini. E gli uomini possono rinascere in qualunque momento della loro esistenza sfalsando ogni analisi generazionale. Ciascun uomo può rinascere a quaranta, cinquanta, ottant’anni, non c’è limite di età per la rinascita. Ogni individuo è un uomo libero, fabbro della propria vita. E allora non c’è da aspettare interi ricambi generazionali per sconfiggere l’ingiustizia e il male della società, un compito che spetta a ciascuno di noi compiendo fino in fondo la propria parte di bene, ciascuno al proprio posto, che è quello in cui ci si trova qui e adesso, senza pretese particolari, in ogni momento della propria esistenza. La vita è una cosa seria, un’incarnazione assoluta, non si può distaccarsene come non si può rifiutare la propria carne: in ogni istante, con le sue gioie, le sue sconfitte, i suoi dolori.”
(Ferruccio Parazzoli)
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domenica 28 febbraio 2010
28 Febbraio 2010
Il pensiero va indietro negli anni..
alle aspettative, i desideri, i sogni di un tempo..
chi non li ha sul proprio futuro?
Il pensiero torna al presente..
tutto è così diverso da come te lo eri immaginato anni fa!
Eppure
tutto quello che hai vissuto
gioie e dolori
luce e buio
tutto..
è esattamente ciò di cui avevi bisogno
per essere oggi quella che sei.
Ora lo vedi.
E ringrazi..
anche per quelle cose che ancora non capisci,
ma che sai intessere la trama di quel capolavoro di Dio
che è anche la tua vita.
Auguri zi!
alle aspettative, i desideri, i sogni di un tempo..
chi non li ha sul proprio futuro?
Il pensiero torna al presente..
tutto è così diverso da come te lo eri immaginato anni fa!
Eppure
tutto quello che hai vissuto
gioie e dolori
luce e buio
tutto..
è esattamente ciò di cui avevi bisogno
per essere oggi quella che sei.
Ora lo vedi.
E ringrazi..
anche per quelle cose che ancora non capisci,
ma che sai intessere la trama di quel capolavoro di Dio
che è anche la tua vita.
Auguri zi!
venerdì 26 febbraio 2010
Vale di più rialzarsi che arrivare in cima
“Forse il segreto è cadere, non far di tutto per evitarlo. Agyness Deyn insegna. Due metri di gambe e venti centimetri di tacchi in sfilata. E patapum, la bella modella dal caschetto nero, un tempo cresta platino, frana sulle passerelle. Succede di continuo, succede più spesso da quando va di moda avere la Tour Eiffel sotto ai piedi al posto di un paio di normali scarpe. Eppure Agyness ha sorriso, si è rialzata, è inciampata di nuovo e alla fine si è levata le sculture tra gli applausi. Perché è così che si fa. Si sbanda e ci si rimette in strada. Si sbaglia e si corregge l’errore. Si frana e si costruisce qualcosa di più forte, reale e duraturo.
Chi molla fa la fine di Alexander Mc Queen che aveva trovato il modo per stare sopra alla propria depressione, disegnare scarpe alte 30 centimetri, identiche alla corazza di un Armadillo. Ma poi, alla prima difficoltà, è franato e non si è più rialzato. Per quanto dolorosa, la morte di una mamma va superata, a 40 anni almeno. Lui non ce l’ha fatta perché deve avere visto le tenebre e nel buio dell’infelicità non si vive bene, anzi non si vive proprio.
Allora il segreto che tutti inseguono non è nel successo e neanche nella ricchezza. Mc Queen aveva entrambe le cose, ma il suo cuore era vuoto. Anche Tom Ford si è sentito così quando ha lasciato Gucci eppure ha cercato un’altra strada e l’ha trovata in un film. Ricchi o poveri, belli o brutti, soli o in coppia, giovani o anziani, una cosa in comune ce l’hanno tutti. Ogni tanto si spegne la luce. Ogni tanto si frana. Una, dieci, sedici volte. E allora scopri che vale di più rialzarsi da terra che arrivare in cima.”
Chi molla fa la fine di Alexander Mc Queen che aveva trovato il modo per stare sopra alla propria depressione, disegnare scarpe alte 30 centimetri, identiche alla corazza di un Armadillo. Ma poi, alla prima difficoltà, è franato e non si è più rialzato. Per quanto dolorosa, la morte di una mamma va superata, a 40 anni almeno. Lui non ce l’ha fatta perché deve avere visto le tenebre e nel buio dell’infelicità non si vive bene, anzi non si vive proprio.
Allora il segreto che tutti inseguono non è nel successo e neanche nella ricchezza. Mc Queen aveva entrambe le cose, ma il suo cuore era vuoto. Anche Tom Ford si è sentito così quando ha lasciato Gucci eppure ha cercato un’altra strada e l’ha trovata in un film. Ricchi o poveri, belli o brutti, soli o in coppia, giovani o anziani, una cosa in comune ce l’hanno tutti. Ogni tanto si spegne la luce. Ogni tanto si frana. Una, dieci, sedici volte. E allora scopri che vale di più rialzarsi da terra che arrivare in cima.”
(Anna Savini, La star che cade impara la lezione,
dal quotidiano La Provincia del 17 Febbraio 2010)
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