sabato 19 giugno 2010

Arte e mistero

“Quanti insuperati misteri riporta a noi la scultura grecoromana. Chi non conosce, già dai libri delle Medie, il Galata Morente dei Musei Capitolini di Roma? Rappresenta un guerriero celtico - individuabile dal torques intorno al collo e dai baffi spioventi - il quale, nudo e ferito a morte, si accascia sul suo scudo nell’ultima posa prima della morte, mentre le palpebre si abbassano sul suo sguardo. Era una scultura che veniva dall’Asia ellenizzata, si dice; così famosa nell’antichità, che - dopo il 52 a. C. - Caio Giulio Cesare la volle per sé, come emblema di conquista della Gallia.
[...] Ogni violenza e pietà, ogni negazione e condivisione dell’alienità, ogni soppressione e celebrazione della cultura dell’estraneo sono in essa, rappresentate con suprema arte, in quell’ineguagliabile punto di conciliazione degli opposti che società arcaiche, nella loro inquieta ricerca intorno all’uomo, perseguivano seguendo vie misteriosissime. Dà l’arte di oggi - ogni arte - suggestioni di universalità paragonabili all’arte classica? Molto meno, di certo. Bisogna attingere ai vecchi maestri. Non trascurarli, almeno. Partire da loro. Dai messaggi di cui hanno disseminato la storia della nostra civiltà: le cui magie, ancora in parte non rivelate, l’accompagneranno fino alla sua fine.”

(Giovanni D’Alessandro)


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