martedì 28 dicembre 2010

sabato 25 dicembre 2010

venerdì 24 dicembre 2010

Il mio haiku per te

Vola un anno,
ma quel dì cos'avvenne?
Semplice sguardo..
:)

mercoledì 22 dicembre 2010

Pensieri positivi

Ognuno di noi dovrebbe avere una scorta di pensieri positivi in cui rifugiarsi quando è innervosito, arrabbiato o - per qualsiasi motivo - dentro un flusso di pensieri negativi difficile da interrompere..

venerdì 17 dicembre 2010

L'inverno dell'amore

“Ecco che il tempo cambia di nuovo e subentra l’inverno. Durante i mesi freddi e spogli della stagione invernale la natura si ritira in se stessa. E’ un tempo di riposo, di riflessione e di rinnovamento; il tempo in cui sperimentiamo il nostro dolore irrisolto: e il coperchio si solleva per lasciar uscire i sentimenti dolorosi. E’ un tempo di crescita solitaria, in cui dobbiamo cercare più in noi stessi che nel nostro partner l’amore e la gratificazione. Ed è anche il tempo di risanamento, quando gli uomini si ritirano nelle loro caverne e le donne sprofondano nei loro pozzi.
Dopo esserci amati e guariti durante il buio inverno dell’amore, ritorna inevitabilmente la primavera. Ancora una volta nascono in noi sentimenti di speranza, di amore e di infinite possibilità. Grazie all’opera di risanamento interiore e all’esplorazione della nostra anima, di cui ci siamo occupati durante l’inverno, siamo di nuovo in grado di aprire i nostri cuori per vivere la primavera dell’amore.”


(John Gray, Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere)

martedì 14 dicembre 2010

L'autunno dell'amore

“Se abbiamo curato il giardino durante l’estate, in autunno ne raccoglieremo i frutti. E’ questa una stagione d’oro... intensa e gratificante. Sperimentiamo un amore più maturo, capace di accettare e capire le imperfezioni del partner e le nostre. E’ un momento per ringraziare e per condividere. Dopo avere lavorato sodo durante l’estate possiamo rilassarci e goderci l’amore a cui abbiamo dato vita.”

(John Gray, Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere)

segue..

sabato 11 dicembre 2010

L'estate dell'amore

“Nell’estate dell’amore realizziamo che il nostro partner non è perfetto come pensavamo e che il rapporto di coppia ha bisogno di cure. Non solo il nostro partner viene da un altro pianeta, ma è un essere umano con i suoi limiti e i suoi errori.
Sorgono così frustrazioni e delusioni; le erbacce devono essere sradicate e le piante hanno bisogno di dosi supplementari di acqua per non avvizzire sotto il sole. Dare e ricevere amore non è più così facile. Scopriamo che non siamo sempre felici e che non sempre ci sentiamo ben disposti. La realtà non è all’altezza delle aspettative.
A questo punto molte coppie cadono preda della disillusione. Non vogliono lavorare per costruire un rapporto sano e irrealisticamente desidererebbero che fosse sempre primavera. Biasimano il loro partner e rinunciano alla lotta. Ciò che non capiscono è che l’amore non è sempre facile; a volte per tenerlo vivo bisogna faticare sotto un sole incandescente. Nella stagione estiva dell’amore, dobbiamo prestare la massima cura alle necessità del nostro partner e, al tempo stesso, chiedere e ottenere l’amore di cui abbiamo bisogno. Nulla di tutto questo avviene automaticamente.”

(John Gray, Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere)

segue..

lunedì 6 dicembre 2010

La primavera dell'amore

“L’innamoramento equivale alla primavera. Quando ci innamoriamo, crediamo che saremo felici per sempre. Non riusciamo neppure a concepire di non amare il nostro compagno. E’ questo un bel momento di innocenza in cui l’amore sembra eterno, un periodo magico in cui tutto appare perfetto e funziona senza sforzo. Il nostro partner ci appare come la risposta a tutte le nostre necessità. Danziamo insieme in perfetta armonia e ci beiamo della nostra buona fortuna.”

(John Gray, Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere)

segue..

venerdì 3 dicembre 2010

Le stagioni dell'amore

“Un rapporto di coppia è come un giardino. Per crescere rigoglioso deve essere annaffiato regolarmente. Ha bisogno di cure particolari a seconda della stagione e del clima. Bisogna deporre i semi ed estirpare le erbacce. In modo analogo, per mantenere viva la magia dell’amore è necessario che ne comprendiamo le stagioni e dedichiamo cure adeguate alle speciali necessità dell’amore stesso.”

(John Gray, Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere)

segue..

lunedì 29 novembre 2010

Grazie x 3!

“Se prima di andare a dormire non trovi almeno 3 motivi per ringraziare, significa che non hai capito niente della giornata trascorsa.”
(A.M.)

domenica 28 novembre 2010

Avvento

“La salvezza arriva mediante l’amore. Perché non è possibile abusare dell’amore. In qualsiasi mano cada - rimane sempre se stesso. Rimarrà per sempre amore e nient’altro. Porterà sempre i frutti dell’amore e nient’altro. Si può fargli male - allora perdonerà. Si può ucciderlo - allora risorgerà. Comunque rimarrà per sempre amore.”

(Jan Pietraszko)

sabato 20 novembre 2010

Ascoltare uno sfogo

“A volte le persone hanno bisogno di sfogarsi senza che si dia troppo peso a ciò che stanno dicendo. Sono situazioni da captare al volo, perché ciò che ci si aspetta da noi è la capacità di ascoltare senza interrompere. Ci sono volte in cui nella nostra vita si creano grovigli simili a quelli di un filo di lana quando si sta lavorando a maglia. E questi nodi in cui si vanno intrecciando piccole incomprensioni, sgarbi, indelicatezze, cambi d'umore, noia e stanchezza, a volte erompono in un discorso che sgorga più dal cuore che dalla mente e dove l'impeto di questo fiume di parole va via via placandosi nel suo percorso. Ma se chi ascolta non si è reso conto di ciò che sta avvenendo in chi parla e prende seriamente tutto ciò che dice cercando di controbattere, può causare un vero disastro. Così non solo il groviglio non si sarà dipanato, ma l'interlocutore lo avrà reso ancora più intricato. Chi ha bisogno di sfogarsi per uscire da una situazione che lo soffoca cerca, in chi gli sta di fronte, qualcuno che lo ascolti, lo capisca e che si interessi a ciò che dice: questo è quello che io chiamo effetto boomerang. Ma se l'interlocutore risponde, discute o critica una persona che si sente assillata, ciò non farà che sottoporre i suoi nervi già scossi a una maggiore tensione emotiva. In alcune persone le difficoltà e le contrarietà di ogni giorno sembrano scivolare via senza ripercussioni; invece in altre le sofferenze sembrano depositarsi nell'anima in tutta la loro portata, fino al momento in cui questo peso si fa insostenibile e anche affrontare la vita di tutti i giorni diventa difficile. E' allora che svuotano il sacco con qualcuno la cui disponibilità le aiuterà a fare un falò di tutte queste spine che le trafiggevano e che da sole non riuscivano a togliere.”

(Miguel Ángel Martí García, L’intimità)

mercoledì 3 novembre 2010

Umore o amore?

“«[...] Non sono i nostri umori che contano, ma i nostri amori.»”

(Alessandro D’Avenia, Bianca come il latte rossa come il sangue)

martedì 2 novembre 2010

2 Novembre

“La morte non è niente,
io sono solo andato nella stanza accanto.
Io sono io.
Voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sono sempre.
Parlatemi come mi avete sempre parlato.
Non usate un tono diverso.
Non abbiate l’aria solenne o triste.
Continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme.
Sorridete, pensate a me, pregate per me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa come lo è sempre stato.
Senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra di tristezza.
La vita ha il significato di sempre.
Il filo non è spezzato.
Perchè dovrei essere fuori dai vostri pensieri?
Semplicemente perchè sono fuori dalla vostra vista?
Io t’aspetto. Non sono lontano.
Esattamente all’altro lato della strada.
Ti vedo, va tutto bene.”

(Charles Péguy)

mercoledì 27 ottobre 2010

Difficoltà

“«Sono profondamente dispiaciuto per la tua sofferenza. Un artista che non riesce a esprimere la sua arte è come un chassid che ha perso il suo Rebbe e come un Rebbe, Dio ce ne scampi, che ha perso la chiave del cancello che deve varcare per raggiungere il Padrone dell’Universo. Ma il Rebbe di Brazlav ci ha insegnato che gli ostacoli ci vengono dati per rafforzare il nostro desiderio. Più una cosa è nascosta all’uomo, più egli la desidera, e maggiori sono le possibilità che un giorno egli la scopra. Pregherò affinché presto tu possa superare questi ostacoli».”

(Chaim Potok, Il dono di Asher Lev)

giovedì 21 ottobre 2010

La forza più grande sulla Terra

“«Vedi giovanotto, questa faccenda dell'amore... è una cosa potentissima!»
«Più forte della gravità? »
«Beh sì figliolo, in un certo senso... io direi che è la forza più grande sulla terra!»”
(dal film d’animazione La spada nella roccia)

martedì 19 ottobre 2010

Letture

“Un uomo che non legge buoni libri non ha alcun vantaggio rispetto a quello che non sa leggere.”
(Mark Twain)

mercoledì 13 ottobre 2010

I dettagli

“La mamma di Silvia ha un grande dono: sa interessarsi veramente di me. E lo capisco dalle sue domande.
«Tornerai presto a suonare?»
«Non vedo l’ora...»
Fa le domande sui dettagli. Solo chi fa domande sui dettagli ha provato a sentire cosa sente il tuo cuore. I dettagli. I dettagli: un modo di amare davvero.”

(Alessandro D’Avenia, Bianca come il latte rossa come il sangue)

martedì 12 ottobre 2010

Senza parole

“[...] senza che le parole debbano affiorare alle labbra, perché cantano nel cuore.”

(Josemaría Escrivá, Amici di Dio)


martedì 5 ottobre 2010

5 Ottobre - Giornata mondiale degli insegnanti

"Dai, tu che sai tutto senza aver imparato niente, il modo per insegnare senza essere preparato a 'questo'? C'è un metodo?".
"Non mancano, certo, i metodi, anzi, ce ne sono fin troppi! Passate il tempo a rifugiarvi nei metodi, mentre dentro di voi sapete che il metodo non basta. Gli manca qualcosa."
"Che cosa gli manca?"
"Non posso dirlo."
"Perché?"
"E' una parolaccia."
"Peggio di 'empatia'?"
"Neanche da paragonare. Una parola che non puoi assolutamente pronunciare in una scuola, in un liceo, in una università, o in tutto ciò che le assomiglia."
"E cioè?"
"No, davvero non posso..."
"Su, dai!"
"Non posso, ti dico! Se tiri fuori questa parola parlando di istruzione, ti linciano."
"..."
"..."
"..."
"L'amore."”
(Daniel Pennac, Diario di scuola)

domenica 3 ottobre 2010

Sapore di primavera

“Mi sento come un campo seminato
nel cuore dell'inverno, e so
che la primavera sta arrivando.
I miei ruscelli prenderanno a scorrere

e la piccola vita che dorme dentro me
salirà in superficie al primo richiamo.”

(Kahlil Gibran)

venerdì 1 ottobre 2010

Quanto è vero!

“Il trucco non è amare, è ascoltare.”

(#6)

mercoledì 29 settembre 2010

L'amore secondo Bill Parrish

“«Facile per te; prendi quello che vuoi perché ti fa piacere. Non è amore».
«E che cos’è?».
«Un’inconsulta infatuazione che per il momento hai voglia di concederti. Manca tutto ciò che più conta».
«Sarebbe cosa?».
«Fiducia, responsabilità, assumerti il peso delle scelte e dei sentimenti, passare il resto della vita tenendo fede a questi e soprattutto.. non ferire l’oggetto del tuo amore».
«Così è questo l’amore secondo William Parrish?».
«Moltiplicalo all’infinito, portalo negli abissi dell’eternità e vedrai appena uno spiraglio di quello di cui parlo».
[...]
«Ho amato Susan dal primo momento in cui è nata e la amo sempre con lo stesso affetto. Quello che sogno è un uomo che sappia amarla, che sia degno di lei, che sia di questo mondo, di questo tempo, che abbia la grazia, la compassione e la forza di starle accanto mentre lei avanza in questa bella cosa chiamata vita».”


(dal film Vi presento Joe Black)

lunedì 27 settembre 2010

Come lo sai che ti ama?

“«[...] Allison ti ama. [...] Come lo sai?».
«Perché conosce la cosa peggiore di me e le sta bene».
«Qual è?».
«No, non è una cosa sola. È un'idea, Joe. E’ solo.. Ehm.. E’ come.. conoscere i segreti dell'altro, i più profondi.. nascosti.. segreti».
«Quelli più profondi e nascosti?».
«Sì. E poi.. si è liberi».
«Liberi?».
«Sì, liberi. Liberi di amarsi l'un l'altro completamente, totalmente, solo.. senza paura. Non c'è niente che l’uno non sappia dell'altro e.. va bene».”


(dal film Vi presento Joe Black)

mercoledì 22 settembre 2010

Difficoltà

“Davvero, ogni prova è in realtà una prova d’amore. Prova di quanto ognuno riesce a spogliarsi di sé, a liberarsi: a restituirsi agli altri (e all’Altro).”
(Salvatore Mannuzzu)

sabato 18 settembre 2010

Un'umile pozza


“Vorrei essere un’umile pozza d’acqua che riflette il cielo.”

lunedì 13 settembre 2010

L'arte di ascoltare

“I più invece, a quanto ci è dato vedere, sbagliano, perché si esercitano nell’arte del dire prima di essersi impratichiti in quella di ascoltare, e pensano che per pronunziare un discorso ci sia bisogno di studio e di esercizio, ma che all’ascolto, invece, possa trarre profitto anche chi vi s’accosta in modo improvvisato. Se è vero che chi gioca a palla impara contemporaneamente a lanciarla e riceverla, nell’uso della parola, invece, il saperla accogliere bene precede il pronunciarla.”

(Plutarco, L’arte di ascoltare
in Francesco Romano, Figli di questo tempo)

lunedì 6 settembre 2010

L'intimità costitutiva

“Questo nucleo della persona, è il suo sacrario, un luogo dove può entrare solo l’individuo e nessun altro se lui non vuole. L’esistenza di questa parte dell’uomo è garanzia che falliranno tutti i totalitarismi, e le tirannie perché non potranno mai arrivare a dominare qui. Questo giustifica l’eroismo, il martirio, la decisione di perdere anche la libertà esterna ma di non consegnare all’altro che mi insidia il mio mondo interiore. Un uomo può perdere le cose più preziose ed essere sempre sé stesso.
"IL saggio (...) anche se ha un grande affetto per gli amici e li ama come e più di se stesso, porrà sempre dentro di sé il termine di ogni bene e ripeterà ciò che disse Stilbone, quello Stilbone che Epicuro rimprovera nella sua lettera. La sua città natale era stata presa; egli aveva perduto la moglie e i figli. Mentre solo, e tuttavia felice, usciva fuori dalla città incendiata, gli fu chiesto da Demetrio se avesse perduto qualcosa. «Tutti i miei beni - rispose - sono con me». Ecco un uomo forte e coraggioso che vinse il suo stesso vincitore. «Non ho perduto nulla» egli disse, e costrinse l’altro a dubitare se avesse veramente vinto. «Tutti i miei beni sono con me»"*”

*L. A. Seneca, L’arte di vivere

(Francesco Romano, Figli di questo tempo)

martedì 31 agosto 2010

La preghiera è inutile

"PRODUCE" QUALCOSA DI MOLTO IMPORTANTE SOLO SE "NON SERVE" A NIENTE E A NESSUNO

“Mi rendo conto che il titolo di questa pagina è provocatorio e potrebbe essere male inteso.
Ma tu cerca di seguirmi in questo semplice ragionamento.
Fatti una domanda: quale madre sarebbe contenta di sentirsi dire da suo figlio che il bacio con la quale egli la saluta è per lui "utile" per qualche secondo fine: supponiamo per essere perdonato della sua ultima disobbedienza, o per ottenere la mancia o un regalo?
Perché devi pensare che Dio sia così meschino da compiacersi di una preghiera "a contratto" o addirittura "a ricatto"?
In un mondo in cui la vita umana è sempre più esposta alla dimensione quasi esclusiva dell’utile commerciale e della legge della produttività, per cui vale solo quanto produce qualcosa di buono e quanto è commercialmente valutabile in termini di convenienza, la custodia degli spazi residui della gratuità, della gratitudine, del dono disinteressato, diventa sempre più necessario alla sopravvivenza di qualcosa che possa dirsi veramente umano.
A che cosa "serve" una sinfonia di Beethoven o un capolavoro di Michelangelo?
La preghiera dovrebbe essere qualcosa di diverso e "servire" a qualcosa d’altro?
Essa fa parte dell’ordine dei fini e non dei mezzi: non va strumentalizzata e resa "utile" per qualcosa d’altro, fosse pure la famosa "salvezza dell’anima".
So che ci sono stati dei santi che hanno scritto interi trattati spirituali su "Il gran mezzo della preghiera". Continuo a ritenere, tuttavia, che è necessario capire bene quanto si vuol dire con questa espressione. In realtà la preghiera è preziosa e produce un bene immenso che è appunto la partecipazione alla suprema "inutilità" di un Dio che è amore gratuito, e incondizionato dono di sé.
La preghiera cambia il tuo cuore, guarisce le tue ferite, consola la tua vita, purifica i tuoi pensieri, ti apre all’accoglienza dei doni di Dio, arriva perfino ad ottenere miracoli: ma tutto questo avviene solo quando è preghiera autentica, cioè quando l’efficacia del "gran mezzo" della preghiera scaturisce dalla sua autenticità di puro e semplice atto d’amore per il Signore, e come tale rifiuta ogni considerazione magica o superstiziosa del rapporto strumentale tra prestazione religiosa offerta e beneficio ottenuto.
Ti sembra possibile credere a un Dio che vive e compie ogni cosa per puro suo interesse personale? Un Dio che avrebbe il suo tornaconto dalla nostra obbedienza alle sue leggi e si nutrirebbe del fumo dei nostri olocausti e dei nostri sacrifici, come se ne avesse fame?
Già la predicazione profetica, nella antica alleanza, annunciava la falsità radicale di questo modo di concepire e di vivere il culto e la preghiera.
[...] Che la tua preghiera sia sempre un arrendersi sfiduciale nella bontà del Padre che sa cosa è buono per te, anche se è bello che tu, nella tua fiducia filiale, gli chieda ciò che ritieni per te desiderabile.”

(Mons. Diego Coletti, Pregate, fratelli e sorelle...)

lunedì 30 agosto 2010

Essere innamorati 2

“Quando uno si innamora - o «continua a essere innamorato» - il mondo acquista un significato e una pienezza - persino uno splendore - di cui era privo quando i nostri occhi non erano potenziati dalla forza dell’amore. Meraviglioso non ci appare solo l’essere amato; la creazione tutta assume una bellezza insolita. Tutto sembra brillare di luce nuova. La spiegazione di un tal fatto non ha nulla di complicato. In altro luogo, ricorrendo a un linguaggio strettamente filosofico, ho definito la bellezza come «l’essere portato a pienezza e divenuto presenza». Uno dei fattori ineliminabili di questa «pienezza» è la totalità o compiutezza che, da tempi immemorabili, è annoverato tra gli elementi del bello. Una realtà incompiuta - senza il tocco finale che ne fa un autentico capolavoro - non è bella. Ebbene, l’essere amato è colui che completa per noi l’universo, gli dona l’interezza, ce lo avvicina... e lo fa risplendere di nuovo fulgore.
Al pari del cosmo, anche noi siamo resi «completi». Anche noi brilliamo di splendore - di forza, di vigore, di contentezza - inusitato.”

(Tomás Melendo Granados, Otto lezioni sull’amore umano)

domenica 29 agosto 2010

Unico e irripetibile

“Non ritenerti di più, o di meno, o uguale rispetto a una qualsiasi altra persona, poiché noi uomini non siamo quantità. Ciascuno è unico e insostituibile; poni tutto il tuo impegno nell’esserlo coscienziosamente.”

(Miguel de Unamuno)

sabato 28 agosto 2010

Avere iniziativa

“[...] nel gennaio del 1981 [...] scriveva rivolta a se stessa:
«Voglio che tu abbia iniziativa, che non ti abitui alle cose “normali”, alla routine, a segnare il passo. Per questo devi sforzarti di analizzare e criticare costantemente ciò che leggi e ciò che ti dicono.
Devi dialogare con i tuoi compagni, con i tuoi insegnanti e anche con i tuoi libri. Non puoi essere un semplice spettatore, un elemento passivo. E’ molto bello che tu pensi che con il tuo lavoro stai rendendo il mondo sempre migliore.
Non si può non far niente o fare solo quello che sei obbligato a fare, senza sapere perché lo fai, senza cercare di migliorare in quello che fai, senza pensare al bene degli altri.
Non bisogna essere come delle pecore, senza opporsi a ciò cui sei contraria, lasciandosi trascinare. Bisogna ampliare le proprie vedute. Bisogna avere spirito di iniziativa, non cambiare il proprio parere a seconda di ciò che gli altri pensano».”

(Michele Dolz, La primavera di Valeria)

venerdì 27 agosto 2010

"Senza altro motivo che l'amore stesso"

“Fare del bene e farlo bene, è un compito così impegnativo che talvolta può insinuarsi la tentazione del ripensamento: ‘Chi me l’ha fatto fare?’. E’ il momento della maturazione dell’amore, quando diventa un’opzione di vita e non più un fugace sentimento frutto di emozioni passeggere. L’amore è sempre giovane e forte quando scatta da una volontà determinata ad amare ancora, senza altro motivo che l’amore stesso.”

(P. Hernán, Grazie, Italia!)

martedì 24 agosto 2010

Falsa libertà

“Quando un popolo, diviso dalla sete di libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati tiranni.
E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non più rispettato; che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti, la stessa considerazione dei vecchi, e questi, per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani.
In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo né rispetto per nessuno.
In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia.”

(Platone, La Repubblica, libro VIII)

lunedì 23 agosto 2010

Essere innamorati

“Sebbene Cristina ora occupasse più che mai i suoi pensieri, tutto il contesto di questi pensieri aveva cambiato carattere. Non si sentiva più sperso, ma felice, ilare, pieno di speranza. Il cambio di prospettiva si rifletté nel suo lavoro. Era abbastanza giovane per poter creare di sana pianta nella sua fantasia una situazione, costante, nella quale Cristina lo osservava nell'atto di esercitare la sua professione, rilevava la diligenza del suo metodo, lo scrupolo dei suoi esami, lo lodava per la meticolosa accuratezza delle sue diagnosi. Quando sentiva la tentazione di sbrigare una visita, di arrivare ad una conclusione senza aver auscultato il petto del paziente, la respingeva pensando: "Dio, no! Cosa penserebbe Cristina se mi vedesse!"”
(A.J.Cronin, La cittadella)

domenica 8 agosto 2010

Gracias a la vida

Gracias a la vida,
Que me ha dado tanto,
Me dió dos luceros,
Que cuando los habro
Perfecto distingo,
Lo negro del Blanco,
Y en el alto cielo,
Su fondo estrellado,
Y en las multitudes
Al ombre que yo amo.

Gracias a la vida,
Que me ha dado tanto,
Me ha dado el oído,
Que en todo su hancho,
Grava noche y dia
Grillos y canarios,
Martillos Turbinas
Ladridos Chubascos
Y la voz tan tierna
Del que estoy amando.

Gracias a la vida,
Que me ha dado tanto,
Me ha dado el sonido
Y el abecedario,
Con el las palabras,
Que pienso y declaro
Madre amigo hermano,
Yluz alumbrando,
La ruta del alma
Del que estoy amando.

Gracias a la vida,
Que me ha dado tanto,
Me ha dado la marcha
De mis pies cansados,
con ellos anduve,
ciudades y charcos,
Playas y desiertos,
Montañas y llanos
Y la casa tuya,
Tu calle y tu patio.

Gracias a la vida,
Que me ha dado tanto,
Me dio el corazón
Que agita su marco
Cuando miro el fruto
Del cerebro humano,
Cuando miro el bueno
Tan lejos del malo
Cuando miro el fondo
De tus ojos claros.

Gracias a la vida,
Que me ha dado tanto,
Me ha dado la risa
Y me ha dado el llanto
Asi yo distingo
Dicha de quebranto
Los dos materiales
que forman mi canto
y el canto de ustedes
que es el mismo canto,
y el canto de todos,
que es mi propio canto.

Gracias a la vida,
Que me ha dado tanto.

(canzone colombiana)

venerdì 30 luglio 2010

Mondo dorato

“Il sole che filtra dalla finestra ha cambiato angolazione e mi cade sugli occhi. Scruto il suo mondo dorato, vedo le pigre movenze del pulviscolo: minuzzoli di polvere si accendono di sole.”

(Chaim Potok, Il dono di Asher Lev)

giovedì 29 luglio 2010

Sforzo e soddisfazione

“«Sai, ho pensato tante volte, se noi due avessimo dovuto passare la vita in una casupola da minatori, con la sola camera da letto e la cucina, avremmo quadrato alla perfezione. La gran vita non fa per noi. Sono immensamente felice di poter essere di nuovo la moglie di un lavoratore.»
Lui, mangiando, ascoltava col sorriso, e si sentiva a poco a poco rinfrancare. Lei seguitò, gomiti sul tavolo e mento tra le mani: «Sai, ho pensato a tante cose in questi ultimi giorni. Prima, avevo la mente ostruita, anchilosata. Ma appena ci siamo rimessi d'accordo tutto m'è parso così chiaro. E' solo quando le cose che vogliamo ottenere richiedono da parte nostra un grave sforzo che diventano preziose. Quando ti cadono in grembo non danno soddisfazione. Ricordi ad Aberalaw, quando incontravi tante difficoltà... Adesso, mi pare che tutto ricominci, per noi. E' questa, la vita che ci vuole per noi due. E sono tanto felice!»
«Davvero, Tina? Fa piacere sentirti parlare così.»
Ella lo baciò. «Mai stata in tutta la mia vita più felice che in questo momento.»”
(A.J.Cronin, La cittadella)

mercoledì 28 luglio 2010

1sorriso! :)

“Un giorno senza un sorriso è un giorno perso.”

(una frase di Chaplin)

martedì 27 luglio 2010

Felicità

“Più che mai Andrei riconobbe che la felicità è uno stato interiore, totalmente spirituale, indipendente - checché ne pensino i cinici - dal possesso di beni terreni. Per tutti quei mesi, durante i quali aveva lottato per conquistare posizione e ricchezza, e conseguendo successi in tutte le direzioni, si era immaginato di essere felice. Ma non lo era stato.”
(A.J.Cronin, La cittadella)

lunedì 26 luglio 2010

26 Luglio - S.Anna


Auguri zi!


sabato 24 luglio 2010

Luna


“Luna tu,
quanti sono i canti che risuonano,
desideri che attraverso i secoli
han solcato il cielo per raggiungerti,
porto per poeti che non scrivono
e che il loro senno spesso perdono.
Tu accogli i sospiri di chi spasima
e regali un sogno ad ogni anima.
Luna che mi guardi adesso ascoltami.

[...]

Luna tu,
che conosci il tempo dell'eternità
e il sentiero stretto della verità,
fà più luce dentro questo cuore mio,
questo cuore d'uomo che non sa,
non sa..

che l'amore
può nascondere il dolore,
come un fuoco
ti può bruciare l'anima.

Luna tu,
tu rischiari il cielo e la sua immensità
e ci mostri solo la metà che vuoi
come poi facciamo quasi sempre noi,
angeli di creta che non volano,
anime di carta che si incendiano,
cuori come foglie che poi cadono,
sogni fatti d'aria che svaniscono,
figli della terra e figli tuoi,
che sai..

che l'amore
può nascondere il dolore,
come un fuoco
ti può bruciare l'anima.

Ma è con l'amore
che respira il nostro cuore,
è la forza
che tutto muove e illumina.

[...]”

(Alessandro Safina, Luna)

venerdì 23 luglio 2010

Motivazioni: carenza o crescita?

“Dal suo punto di vista Maslow ha individuato due tipi di motivi: quelli da deficienza o carenziali e quelli di crescita. In corrispondenza a essi, anche la vita psichica dell’individuo può essere motivata o dal sistema «carenza-bisogno-gratificazione», oppure dal sistema «crescita-meta motivata». Si può, quindi, avere prevalenza dei motivi carenziali oppure di quelli accrescitivi in diversi comportamenti dell’individuo. [...]
Rispetto alla relazione con l’ambiente, il soggetto guidato dai bisogni carenziali dipende ansiosamente da altre persone, ha paura di essere abbandonato e può diventare aggressivo; se stimolato da motivi di crescita si sente più libero, meno dipendente dall’ambiente e dagli altri, meno ansioso e bisognoso di lode e di prestigio. In particolare, nelle sue relazioni interpersonali egli può strumentalizzare le persone per ottenerne sicurezza, ammirazione e affetto, oppure può percepire e amare gli altri disinteressatamente per ciò che sono e non per ciò che gli possono offrire.
Ancora, il soggetto guidato dal bisogno di sicurezza si difende da ogni minaccia, ha paura di crescere e di essere indipendente e libero, e pertanto tende alla regressione; chi, invece, è dominato dalla tensione verso la crescita accetta e sviluppa le sue capacità, ha fiducia in sé e negli altri. Infine, la prevalenza dei motivi carenziali fa sì che il soggetto abbia paura di conoscersi per non perdere la stima di sé, sentirsi inferiore, debole o cattivo, e pertanto si difende ricorrendo ai vari meccanismi consci o inconsci per non entrare in contatto con verità spiacevoli e dolorose; se prevalgono, invece, i motivi di crescita, il soggetto non teme la verità su sé stesso e sulla realtà, non rifiuta il rischio della conoscenza, anzi la cerca per crescere di più e perfino per superare positivamente l’ansietà.”
(Eugenio Fizzotti)

giovedì 22 luglio 2010

22 Luglio - S.Maria Maddalena


“Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che significa: «Maestro!».”
(Gv 20, 11-16)

martedì 20 luglio 2010

sabato 17 luglio 2010

Serata magica



Immaginate questo posto in una sera d’estate..
Immaginate un meraviglioso cielo stellato..
Immaginate degli attori muoversi e recitare, in quel posto e sotto quel cielo stellato, una commedia di Shakespeare..
Immaginate di essere con amiche pronte a sorprendervi ogni giorno di più..
Immaginate il vostro cuore colmo di gratitudine..
Immaginate..
..ed ecco un assaggio della serata di ieri.

“Quando sarà giunto il tempo di polenta e chiodini, ci ricorderemo di questa estate ed avrà il sapore di questo splendido modo che abbiamo avuto di stare insieme...” :-)

Grazie di cuore!

giovedì 15 luglio 2010

Francesco

“Chi ha detto, amico e fratello,
che devi morire tra mille tormenti?
Sai che il tormento è una voce?
Sai che il dolore canta?
Io mi sono chinato sopra di te,
ho lavato le tue piaghe
e ho scoperto la musica,
la musica del dolore.
E te l'ho anche detto,
e tu mi hai guardato
come si guarda un pazzo.
Non hai creduto che tu,
nascosto nell'immondizia,
potessi darmi fremiti d'amore.”

(Alda Merini, Francesco. Canto di una creatura)

mercoledì 14 luglio 2010

Speranza e lotta

“Con monotona insistenza si sente ripetere il ritornello piuttosto logoro che “la speranza è l’ultima a morire”, come se la speranza fosse un appiglio per andare avanti senza complicazioni, senza inquietudini di coscienza; o come se fosse un espediente per rimandare sine die la necessaria rettifica di condotta, la lotta per raggiungere mete nobili [...].
Direi che questa è la via per confondere la speranza con la comodità. [...] l’ambizione più alta si riduce a evitare ciò che potrebbe modificare la tranquillità - apparente - di una mediocre esistenza. Quando l’anima è timida, rattrappita, pigra, la creatura si riempie di sottili egoismi e si accontenta che i giorni e gli anni trascorrano sine spe nec metu, senza le aspirazioni che esigono sforzo, senza i sussulti della lotta: ciò che importa è evitare il rischio dei dispiaceri e delle lacrime. Quanto si è lontani dall’ottenere qualcosa se si è perso il desiderio di possederlo, per timore del prezzo da pagare per la sua conquista!
C’è poi l’atteggiamento superficiale di coloro che - [...] - fanno poesia facile sulla speranza. Incapaci di affrontare sinceramente se stessi e di dichiararsi per il bene, riducono la speranza a un miraggio, a un ideale utopistico, alla semplice evasione di fronte alle angosce di una vita difficile. La speranza - la falsa speranza - diviene per costoro una frivola velleità, che non serve a nulla.”

(Josemaría Escrivá, Amici di Dio)


Quanto si è lontani dall’ottenere qualcosa se si è perso il desiderio di possederlo, per timore del prezzo da pagare per la sua conquista!


lunedì 12 luglio 2010

sabato 10 luglio 2010

C come Cuore

“Il ‘cuore’ [...] non è quello che palpita per un appuntamento o per uno sguardo, ma la totalità più profonda dell’uomo, l’immagine del luogo fisico in cui ragione ed emozione si legano armoniosamente e si fondono in Qualcosa di più grande. Quel Cuore, insomma, che tutte le religioni indicano come l’essenza più vera e profonda dell’uomo.”

(Susanna Tamaro)

“E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta.”

(Susanna Tamaro, Va’ dove ti porta il cuore)

venerdì 9 luglio 2010

Qualche giorno in montagna..

Un balcone, una sedia, un foglio bianco, una penna nera..
..e 1sorriso!
Ecco cosa ne è uscito:



mercoledì 30 giugno 2010

Minuzie

“«Non è importante, non è interessante».
Ma io, con grande pazienza, le ho insegnato che non c’è niente di importante quanto queste nostre piccole cose, queste minuzie.”

(David Grossman, Qualcuno con cui correre)

lunedì 28 giugno 2010

Alle donne..

“[...] un concreto e diretto grazie alle donne, a ciascuna donna, per ciò che essa rappresenta nella vita dell'umanità.

Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell'essere umano nella gioia e nel travaglio di un'esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.

Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l'indispensabile contributo che dai all'elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del «mistero», alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna-consacrata, che sull'esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all'amore di Dio, aiutando la Chiesa e l'intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta «sponsale», che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.”

(Giovanni Paolo II, Lettera alle donne)

sabato 26 giugno 2010

Oggi sposi

“Questo è il paradosso dell’amore fra l’uomo e la donna: due infiniti si incontrano con due limiti; due bisogni infiniti di essere amati si incontrano con due fragili e limitate capacità di amare. E solo nell’orizzonte di un amore più grande non si consumano nella pretesa e non si rassegnano, ma camminano insieme verso una pienezza della quale l’altro è segno.”
(R. M. Rilke)

mercoledì 23 giugno 2010

“Sempre tu, al cento per cento”

“«Sai a cosa pensavo mentre cantavi?» disse Shelly con tenerezza. «Che a te tutto viene da dentro, dal profondo. No, davvero... E’ da un po’ che ti tengo d’occhio e me ne sono accorta. Tutto quello che dici o fai, persino quando guardi qualcuno e parli, o non parli, sei sempre tu, al cento per cento. [...]»”

(David Grossman, Qualcuno con cui correre)

sabato 19 giugno 2010

Arte e mistero

“Quanti insuperati misteri riporta a noi la scultura grecoromana. Chi non conosce, già dai libri delle Medie, il Galata Morente dei Musei Capitolini di Roma? Rappresenta un guerriero celtico - individuabile dal torques intorno al collo e dai baffi spioventi - il quale, nudo e ferito a morte, si accascia sul suo scudo nell’ultima posa prima della morte, mentre le palpebre si abbassano sul suo sguardo. Era una scultura che veniva dall’Asia ellenizzata, si dice; così famosa nell’antichità, che - dopo il 52 a. C. - Caio Giulio Cesare la volle per sé, come emblema di conquista della Gallia.
[...] Ogni violenza e pietà, ogni negazione e condivisione dell’alienità, ogni soppressione e celebrazione della cultura dell’estraneo sono in essa, rappresentate con suprema arte, in quell’ineguagliabile punto di conciliazione degli opposti che società arcaiche, nella loro inquieta ricerca intorno all’uomo, perseguivano seguendo vie misteriosissime. Dà l’arte di oggi - ogni arte - suggestioni di universalità paragonabili all’arte classica? Molto meno, di certo. Bisogna attingere ai vecchi maestri. Non trascurarli, almeno. Partire da loro. Dai messaggi di cui hanno disseminato la storia della nostra civiltà: le cui magie, ancora in parte non rivelate, l’accompagneranno fino alla sua fine.”

(Giovanni D’Alessandro)


sabato 12 giugno 2010

Fine scuola

A te.. che con i tuoi disegni e le tue scritte potrei tappezzare tutta la mia stanza.
A te.. che la prima ora del lunedì devi fare ai compagni il resoconto di tutto il weekend.
A te.. che la prima ora del lunedì dormi per riprenderti dal weekend.
A te.. che la prima ora del lunedì devi aggiornarmi sulla Samp.
A te.. che prima di tirare fuori il quaderno devono passare almeno 20 minuti dall’inizio della lezione.
A te.. che la penna la usi per tutto tranne che per scrivere sul quaderno.
A te.. che hai lasciato il ‘segno’ sul libro della prof convinto fosse quello di un compagno.
A te.. che ‘prof, oggi non ho i compiti perché non ho fatto in tempo a copiarli’.
A te.. che appena c’è un banco libero cambi posto.
A te.. che ‘la costanza non è il mio forte’.
A te.. che - più costante di così! - hai battuto il record di verifiche di fila con lo stesso identico voto (a saperlo le ultime avrei potuto fare a meno di correggerle.. ;-) ..).
A te.. che se ti viene in mente una canzone non puoi fare a meno di cantarla o fischiettarla qualunque cosa si stia facendo in quel momento in classe.
A te.. che cinque minuti dopo aver consegnato una verifica cominci a chiedere ‘prof, le ha corrette?’.
A te.. che ‘stressi’ in continuazione per venire alla lavagna.
A te.. talmente silenzioso che quasi non ti si nota in classe.
A te.. di cui porterò per sempre il ricordo inciso sul righello ;-).
A te.. che ogni tanto sento gridare per strada ‘prooooooof!’.
A te.. che non sei stato mio alunno, ma è come se lo fossi.
A te.. che non so dove e come trovi il tempo di fare tutto quello che fai oltre la scuola.
A te.. che con un semplice gesto mi hai riempito il cuore.
A te.. quasi irriconoscibile ora se ripenso al primo giorno di scuola.
A te.. di cui ho avuto il piacere di leggere articoli e poesie.
A te.. che con le tue domande (non lo sai, ma) qualche volta mi hai messo in crisi.
A te.. che con le tue ‘critiche’ mi hai aiutato ad essere migliore.
A te.. dal quale è più forse quello che ho imparato che quello che ho insegnato.
A te..

A voi tutti..
che mi avete sopportato e supportato in questo anno scolastico..

Grazie di cuore!!

Perché crescono gli alunni..
ma crescono anche i professori..
Grazie!
Buona estate!

venerdì 11 giugno 2010

Pensieri di un adolescente

“Fumo. Ah, dimmi che sbaglio mondo, forse ne ho bisogno… ma mi piace giocare con quei piccoli fili di poesia, che sembrano congiungere il mio corpo con il resto del mondo, sembrano darmi un piccolo, insignificante momento di zen, di pace coi sensi. Momento che finisce in pochi secondi, come tutte le più belle cose. Ma mi fa male, la voce è sempre più rauca, non voglio diventare il Liga dei poveri. Ok, deciso, smetterò. Come smetterò di prendere 5 in mate, la prossima verifica sarà diversa. Com’è facile iniziare, com’ è difficile finire… Anche Chester dei Linkin Park (Dio, se li amo, ti danno una carica…) prometteva: “I given up!”; chissà se poi sarà riuscito nel suo intento…
Chissà… sbaglio quotidianamente il congiuntivo e metto ogni due per tre i famosi “periodi ipotetici” che ci insegnano a scuola; penso ce ne sia bisogno in questo mondo pieno di false certezze. Un mondo in cui sei qualcuno se imiti lo stile del boss di turno, in cui tutto diventa più bello se Knut mangia la sua pappa o se Carla Bruni (come dice anche Cristicchi) appare sui nostri schermi.
Datemi qualcosa per vivere, datemi qualcosa in cui credere veramente. Senza sbattermi in faccia esempi o frasi vuote, di quelle ne ho fin troppe e se per caso io voglia trovarne altre mi faccio un giro su Google e ne trovo di altre, perfette anche per spacciarle come mie.
Mi sveglio ogni mattina, sfido lo specchio come sempre, tanto vince lui, ricordandomi che non sono neanche lontanamente il più bello del reame, mi lavo i denti, non sono capace di usare il filo interdentale, le gengive diventano paonazze. Sangue. Mi devo rilavare i denti.
Non voglio fare colazione, ho mangiato troppo ieri, tra Mc e la cena coi nonni; niente da fare, mi devo sorbire la mia aranciata e il mio toast, mettermi le lenti a contatto (naturalmente sbagliando e mettendo ciascuna nell’occhio sbagliato) e uscire e prepararmi alla battaglia interurbana sul bus. So già cosa troverò: facce scure su libri che sembrano rimproverare i loro possessori di non averli sfogliati ore o addirittura giorni prima, nei casi più disperati si può parlare anche di mesi. Sì, troverò anche molte ascelle…è bello essere alti a volte. So di sicuro quello che non troverò: un posto per sedermi.
Finalmente esco davanti alla scuola. Dalla padella alla brace?
Passa il tempo, lento, veloce, giocoso, noioso, strano. E rieccomi davanti al computer a farmi gli affari degli altri su Face. Ma perché lo faccio? Sinceramente, oltre a parlare con gli amici, cosa faccio?
Basta. Vado a dormire. Prego lassù tra le tante cose che il mio sonno sia pieno di sogni. Perché almeno possa sognare ad occhi chiusi.
Non è vero che noi giovani non abbiamo speranze, ne abbiamo da vendere a iosa, di obbiettivi non così tanti, ma anche quelli fanno presenza. Ma se siamo in un mondo in cui tutti ti stendono il tappeto rosso per poi dirti “Sono costernato, ma non posso farla entrare”, smontando tutto quello che tu avevi costruito con poche parole, smentendo tutto ciò che loro ti avevano detto dietro ai pixel della TV. E’ vero non siamo tutti santi, tutte povere pecorelle smarrite, ma non vedo pastori pronti a riportarci sulle spalle facendo festa con gli altri per averci ritrovati. Siamo ribelli tanto quanto ogni uomo che ricerca sé stesso. Siamo amorfi tanto quanto un uomo che non ha una vera ragione di vita. Sono stanco di vedermi davanti così tanti bivi, di sentirmi dire che ho tante qualità da sfruttare per poi rischiare di scegliere quella più conveniente, non la più allettante per me e buttare la mia vita in un fiume scemante di rimpianti.
Voglio dare qualcosa a questo mondo, voglio poter urlare con gli altri le mie capacità, poter aiutare altri a fare lo stesso. Se c’è bisogno di sudare, di cadere per poi rialzarsi, di rischiare, di vedermi passare davanti altri, di perdere qualcosa anche d’importante sono pronto. Chi mi ama mi seguirà, spero.
O dovrò perdere anche dei “seguaci”? Spero di no, maledetto mondo.
Dài che domani è sabato.”

(The Actor, Riflettere per crescere - Aspirazioni o illusioni?)

giovedì 10 giugno 2010

Fioritura

Due giorni fa..



Ieri..



Spettacolo!!



martedì 8 giugno 2010

Crescere

“Era dunque questo diventare uomo? Questo certamente e anche altro; udire dentro di sé suoni misteriosi, tremori improvvisi, aver voglia di correre, di arrampicarsi sulle cime più alte per lanciare un grido e attendere l’eco rifratta dai picchi lontani, aver voglia di piangere quando il sole tramonta incendiando le nubi, migliaia di agnelli dal vello di fiamma pascolanti nell’azzurro e poi dissolti nell’oscurità. Sentirsi in petto l’usignolo con la sua melodia e lo sparviero con le sue rauche strida, desiderare di avere le ali, grandi ali bianche, per volare lontano sui monti e sulle valli scintillanti dell’argento degli olivi, sui fiumi tra i salici e i pioppi, nelle notti silenziose e profumate, nella luce pallida della luna...
Queste ed altre cose ancora sentiva nel suo cuore Talos, lo zoppo.”


(Valerio Manfredi, Lo scudo di Talos)

sabato 5 giugno 2010

Grazie!



In ricordo di un semplice gesto che mi ha riempito il cuore..

domenica 30 maggio 2010

Un vero uomo

“«[...] Tua madre ha sofferto molto in quella piazza: è una donna fiera, ma è pur sempre una donna» disse Aristarchos abbassando lo sguardo.
«Oh, padre, sai bene che un guerriero non può certo tenere conto di queste cose.»
«Sì, figliolo, questo è quello che comunemente si ritiene, ma ricorda che un vero guerriero è un vero uomo e un vero uomo ha membra salde, mente pronta e anche cuore: senza una di queste cose l’armatura che ti ricopre non è altro che un guscio vuoto.»”

(Valerio Manfredi, Lo scudo di Talos)

venerdì 28 maggio 2010

“Come un canto, come l’arte più grande...”

“Chiusi la porta e guardai la busta. Veniva dall’ufficio del Rebbe.
Mi avvicinai alla scrivania, aprii la busta e ne tolsi la lettera. Era scritta a mano. La calligrafia - yiddish e ebraico in inchiostro nero, un po’ tremolante ma chiara e marcata - attraversava in pendenza il foglio color crema della carta da lettera personale del Rebbe. In alto a destra, la data in ebraico e l’indicazione della lettura settimanale della Torah. E poi il corpo della lettera:

Al mio caro Asher Lev i miei saluti e la mia benedizione:
Tuo padre, possa egli vivere a lungo in salute, ti porterà questa lettera con l’aiuto di Hashem, sia benedetto.
Tu e la tua famiglia occupate molto spesso la mia mente e il mio cuore. Mi vedo davanti agli occhi il tuo volto pallido e stanco e so che cosa sopporta un artista dentro di sé per quanto il suo comportamento sia allegro e alta la sua risata. E tu, caro Asher, sopporti non solo i tormenti della tua arte ma anche il peso delle tue responsabilità verso i ladover. Ti abbiamo ferito, eppure sei legato a noi. «Dovesse anche uccidermi, avrò fede il Lui».
Tutti i saggi sanno che esistono mondi e sfere infinite, e su ogni sfera diecimila creature celesti, esseri senza fine, senza numero, tutti emanati dall’unico atto di creazione. La bocca non può esprimerlo, la mente non può afferrarlo. E tra gli stessi esseri celesti vi sono gradi e categorie senza fine, sempre più alti - e tutti posseggono la saggezza, e tutti riconoscono il loro Creatore. Ma il nostro piccolo mondo, il nostro mondo che soffre, così vicino alla più bassa delle sfere e con la sua mescolanza di bene e male a causa del peccato di Adamo ed Eva - come può il nostro mondo continuare a esistere? Che cosa crea l’armonia tra il mondo superiore e quello inferiore? Questo, mio Asher, è forse l’enigma più difficile.
Asher Lev, i maestri ci dicono che questa armonia è la creazione speciale di individui che si impegnano in certe azioni per amore di quelle stesse azioni. Tali azioni si levano come un canto, come l’arte più grande, a tutte le sfere. E quando gli esseri celesti odono questo canto, accettano gioiosamente il giogo del Regno dei Cieli, ed esclamano all’unisono: Santo! Santo! Santo! - e vi è pace in tutto il creato, pace in tutto Israele, e inizia la fine dell’esilio.
Asher Lev, in nome di mio padre e del padre di mio padre prima di lui, in nome dei santi Rebbe che parlano e agiscono mio tramite ti do la mia benedizione perché tu abbia saggezza e forza.
Possa la redenzione finale giungere presto alle genti di Israele e a tutto il mondo. Amen.

La sua firma.
Rimango seduto nel silenzio della stanzetta, con la luce fioca e l’aria stagnante, e rileggo la lettera. Che cosa crea l’armonia tra il mondo superiore e quello inferiore? ... azioni per amore di quelle stesse azioni ... si levano come un canto, come l’arte più grande...

(Chaim Potok, Il dono di Asher Lev)

lunedì 24 maggio 2010

Un varco tra le nubi

“Nel pieno della bufera si dimentica che esiste il sole e si teme che le tenebre domineranno il mondo ma il sole continua a splendere sopra le nubi nere e prima o poi i suoi raggi si aprono un varco per riportare la luce e la vita.”
(Valerio Manfredi, Lo scudo di Talos)

sabato 22 maggio 2010

L'opera delle tue mani

“Mio caro Asher,
se tieni tra le mani questa lettera, allora sono accadute due cose.
Io sono andato al Vero Mondo e tu hai acconsentito ad assumerti la responsabilità per il futuro della mia collezione d’arte. Il Padrone dell’Universo, nella Sua infinita saggezza, mi ha chiamato a Sé e io accetto il Suo giudizio con fede e umiltà.
Ho chiesto che tu assuma la responsabilità di amministrare la mia collezione d’arte perché non mi fido che lo facciano i miei figli. Non sono cattivi figli, ma non capiscono il vero valore di una collezione simile. Al contrario tu, mio Asher, saprai che cosa farne. Tu sai che tanta bellezza, sebbene nata dall’anima e dalla mente dei gentili, può servire a esaltare il nome e la presenza del Padrone dell’Universo. Sin da quando ti ho fatto visita nel tuo appartamento di Parigi e nella tua casa nel sud della Francia, dove ho visto la tua collezione d’arte appesa alle pareti, sono vissuto nella speranza che forse non esistano due regni, il mondo sacro di Dio e il mondo profano dell’arte dei gentili, ma che anche la grande arte possa esistere per amore del cielo. E’ mio desiderio, nipote mio, che nell’occuparti di queste opere d’arte tu abbia sempre presente il Padrone dell’Universo. Possano queste opere trasformarsi nell’«opera delle Mie mani, a Mia gloria». Mio Asher, ti ringrazio per tutti gli anni in cui ho avuto la benedizione di poter contemplare gioiosamente l’opera delle mani umane. Ti auguro le più grandi creazioni di Dio, la saggezza e il buon cuore, dal momento che ti occupi delle più belle creazioni dell’uomo. [...]. Tuo zio, che ti vuole bene e ha sempre ammirato e amato l’opera delle tue mani.”
(Chaim Potok, Il dono di Asher Lev)

venerdì 21 maggio 2010

La fortuna di avere amici veri

“[...]
ma tu sei al mio fianco
il mondo intorno a me è confuso
ma con la fede tua ritroverò la mia.
[...]
Siamo tu ed io nella notte
è questione di fortuna se
la vita ha dato a me
un caro amico come te.”

(Sting & David Hartley, Un caro amico come te - Soundtrack Italiano
,
dal film d'animazione Le follie dell'imperatore)

giovedì 13 maggio 2010

martedì 11 maggio 2010

Sei Tu davvero?



“SINDONE
Nel silenzio ti senti chiedere:

«Voi chi dite che io sia?»

Fuori è una giornata di primavera radiosa: un sole chiaro illumina in trasparenza le foglie degli alberi appena nate, color verde acerbo. Dentro il Duomo, è buio. Una penombra fitta accoglie il visitatore ancora frastornato dal primo caldo, e dal vociare della folla in piazza. Una penombra raccolta come un ventre materno, un altro mondo – silenzioso, tanto quanto fuori è rumore.

La sola luce è in fondo, al centro della navata. La sola luce è un grande rettangolo di colore oro pallido. La Sindone, eccola, a pochi metri da te. Dietro allo spesso cristallo a prova di ogni urto, di ogni fiamma, protetta come meglio la tecnologia degli uomini oggi può fare, come il più prezioso dei tesori. Ecco l’orma di quel corpo, e il volto, e le macchie più scure: il sangue. Zittisce per un momento la folla dei giornalisti e fotografi portati per primi in Duomo – zittisce come quando ci si trova davanti a qualcuno, e non a qualcosa. Poi, quasi subito, il mestiere riprende il sopravvento, gli operatori lottano per piazzare i cavalletti delle telecamere, i fotografi alzano sopra la testa le macchine e una raffica di flash illumina di bagliori le navate, come lampi in un temporale. C’è chi parla, chi registra e chi ricorda ai telespettatori che l’ingresso è gratis; chi telefona – soffocati squilli di cellulari dalle tasche. Quasi impossibile, per un migliaio di giornalisti, restare in silenzio per quel minuto chiesto dal cardinale Severino Poletto. Non siamo gente abituata al silenzio. Solo qualcuno di noi nella calca si isola, assorto, e a braccia conserte resta in contemplazione per lunghi minuti. Solo qualcuno, come adesso solo con sé stesso davanti all’ombra di quel corpo, di quel volto.

È un’ombra pallida, il volto, sull’originale, meno netto che nelle immagini ad alta definizione che tutti conosciamo. Occorre sapere e ricordare i racconti evangelici, occorre averli in testa, per ricostruire fra sé quei versi che ci sentiamo ripetere fin da bambini. Bisogna lasciarsi riecheggiare nel cuore la Passione testimoniata da Matteo, o dagli altri evangelisti. Quando è il momento di Pilato. L’ora della sentenza. «...Dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore portarono Gesù nel pretorio e radunarono attorno a lui tutta la coorte. E, spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto; intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra e, inginocchiandosi davanti a lui, lo schernivano, dicendo: "Salve, re dei Giudei!" E gli sputavano addosso, prendevano la canna e gli percuotevano il capo».

Ecco su quel misterioso telo riemerso dal buio della storia nel quattordicesimo secolo in Francia, su quel telo che non può essere, per le sue caratteristiche fisiche, manufatto e su cui, come ha detto ieri il cardinale Poletto, «la scienza balbetta», i segni della Passione, come in uno specchio: ma in una inversione da negativo fotografico, dove l’ombra è chiara e la luce oscura, e a un primo sguardo superficiale la sagoma sembra evanescente, come appena tracciata da una emanazione di vapori. Occorre fermarsi, e far memoria del Venerdì Santo. Allora ecco prendono forma, sotto a uno sguardo attento, i segni di ciò che subì Gesù Cristo quel giorno. Ecco, sulla fronte, il sangue colato dalla corona di spine. E su una mano, evidente, il buco lasciato da un chiodo, e anche i piedi ugualmente trafitti. Sul lato del dorso ecco le impronte della flagellazione sulle spalle, e sulla nuca, pure, le tracce delle spine di una corona di rovi – a irridere un re martoriato e moribondo. Ecco, sul costato, la macchia larga, come di un colpo di lancia inflitto nel costato. Qui almeno la scienza dice qualcosa di preciso: quel sangue è di cadavere, l’uomo della Sindone era già morto quando fu provocata la ferita – mentre il sangue in corrispondenza dei chiodi e delle spine, è sangue di vivente. La corrispondenza coi Vangeli è assoluta («segno tragico e illuminante della Passione», disse Giovanni Paolo II della Sindone).

E mentre riconosci, e quasi tocchi con lo sguardo questa impressionante analogia, ti si fa dentro come un ulteriore silenzio – attonito, commosso. Sei tu, dunque, sei tu davvero? Come riconoscendo dopo l’eternità un volto tanto a lungo cercato. E poi, immobile ancora lì davanti, ti riecheggia in testa il Vangelo di Giovanni: «Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro al mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro». La grande pesante pietra che Giuseppe d’Arimatea aveva fatto porre davanti alla tomba – come se la storia fosse, con la morte di quell’uomo, finita. E invece, rotolata la pietra, scoperchiata la tomba: là dentro Pietro trovò soltanto i teli.

Il sudario. Questo, che andiamo a contemplare in forse due milioni, in processione, duemila anni dopo? Quando hai ritrovato tutte le corrispondenze e i segni su quel lenzuolo, lo puoi guardare infine nella sua completezza. È l’immagine di un uomo torturato e massacrato, di un uomo straziato dalla violenza, come milioni di uomini e donne e bambini nella storia. È, quel sudario, icona di noi («la carne di Cristo è carne nostra», disse san Leone Magno). Ma, non c’è traccia di corruzione e disfacimento sul quel corpo. Come se l’uomo della Sindone non fosse sceso nella morte, non ne fosse stato preso e catturato giù, nel suo abisso. Esci dal buio del Duomo al sole di aprile, e hai ancora quel volto davanti agli occhi. Come se ancora insistentemente chiedesse a chi lo va a contemplare: e voi, chi dite che io sia?”
(Marina Corradi)

domenica 9 maggio 2010

Il paradiso nel cuore

“E’ il Signore... O mio Dio... che gioia per un cristiano, che, alzandosi dalla mensa eucaristica, se ne va col paradiso nel cuore.”

(S. Giovanni Maria Vianney, il Santo Curato d’Ars)

giovedì 6 maggio 2010

Sopra le nuvole

“Commosso in sulle prime da quel vasto spettacolo, e da non so quale inusitata leggerezza dell’aria incantato, come stupefatto ristetti. Guardai: e mi vidi le nuvole sotto i piedi. E meno incredibile mi parve allora la fama dell'Aio e dell'Olimpo, vedendo cogli occhi miei in monte meno famoso ciò che di quelli aveva letto ed udito. Volsi quindi lo sguardo dove il cuore maggiormente mi piega, dal lato d'Italia, e avvegnaché da lungo tratto divise, vicine mi parvero le Alpi stesse nevose, sublimi [...]”
(Francesco Petrarca, Lettere)

sabato 1 maggio 2010

S.Giuseppe lavoratore

“Lavorava a modo suo: con cura e precisione, senza fretta.
Ma ancor prima di ampliare la casetta aveva fatto il secchio per attingere l’acqua dal pozzo. Aveva messo in quel lavoro tutta la sua abilità. [...] Non risparmiò la fatica. Metteva sempre il cuore nella sua attività, questa volta tuttavia il lavoro del secchio divenne un autentico canto d’amore.”
(Jan Dobraczyński, L’ombra del Padre)

“Cleofa lo guardò con attenzione.
- Sei un magnifico artigiano, - disse -, ma penso che saresti più adatto a fare il cantore. Certuni prima lavorano, poi cantano, poi pregano. Ma per te il lavoro stesso è canto e preghiera...”
(Jan Dobraczyński, idem)

domenica 25 aprile 2010

Il proprio nome

“Farsi chiamare per nome o fare di tutto per farsi un nome?
[...]
Il nome non è un miraggio da raggiungere;
è una memoria da conservare.”

sabato 10 aprile 2010

Un po' di silenzio..

“La solitudine è il più straordinario mezzo per entrare in intimità con noi stessi. E, paradossalmente, la solitudine è anche il miglior mezzo per imparare a comunicare. Solo conoscendomi, cioè conoscendo la mia interiorità, posso parlare all'interiorità dell'altro.”

(Susanna Tamaro, Cara Mathilda)

venerdì 9 aprile 2010

Lavoro e professionalità

“Un lavoro è veramente professionale o meno a seconda di chi sono io; di che cosa ci metto dentro; e del perché lo faccio. Ed è da questa consapevolezza, e non dal plauso degli altri, che deriva la mia gratificazione; [...]”

(Amadio Caobelli, Lavorare in casa è bello?, Editoriale, in Fogli n.84)

giovedì 8 aprile 2010

Lavoro e Creazione

“«Il nostro lavoro non ha mai fine. Non ci è dato di completarlo. Chi riesce a completare il proprio lavoro? E’ così che va il mondo, Asher. Solo il Padrone dell’Universo completò la Sua opera. E ci viene detto che persino il Padrone dell’Universo ha bisogno dell’umanità per completare davvero la Creazione. Senza l’uomo, che cos’è Dio? E senza Dio, che cos’è l’uomo? Tutti hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a completare il lavoro della Creazione, che non è mai veramente compiuto. Tutti. Un artista, un Rebbe, tutti».”

(Chaim Potok, Il dono di Asher Lev)